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Panorama Torricella (foto antica) Dalla confraternita di San Giovanni Battista in Torricella in Sabina (RI)

A tutti i nostri compaesani da antica data,
Ai nuovi compaesani,
Ai graditi ospiti.

E' una breve storia del nostro paese, scritta da Giuseppe Tantieri, Pino, generale in pensione che ha vissuto a Torricella i suoi giovani anni, e per il quale Torricella è rimasto il "paese dell'anima". Grazie!!!
Agosto 1986

PAESI DEL LAZIO (DALLA RIVISTA "Lazio Oggi" 1982)

TORRICELLA IN SABINA

  Non è certo se a dare il nome al paese sia stata una "piccola torre" eretta dai primi feudatari oppure se la denominazione provenga da Turris Celiae, come si legge sul sigillo parrocchiale, per l'esistenza nel luogo di un'antica torre, in cui, secondo una vecchia leggenda, una tale contessa Celia fu rinchiusa e lasciata morire d'inedia.
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iciamo subito che di Torricella, sorta probabilmente prima del secolo X, si hanno scarse notizie.
  La più antica menzione la troviamo nel Regesto Farfense dove si dice che nel mese di Maggio 1019 Tedmario, figlio di Gisone, donò all'abbazia di Farfa alcuni beni fra i quali una parte "de ipso castello quod dicitur Turricella". Altre citazioni reca ancora il Regesto: in un'elencazione degli "acquisti e dei contratti principali" fatti dall'abate farfense Berardo I nel 1047 figura ancora il "castello di Turricella"; nell'Aprile del 1065 e nel Marzo del 1066 Rainiero e Crescenzio, figli di Azolino, ed altri vendono all'anzidetto Dono alcuni beni situati in territorio sabinense "nel luogo detto Turricella"; nell'ottobre del 1079 è registrata una donazione fatta da Giovanni prete al monastero di Farfa.
  Se ne parla ancora in una carta manoscritta da Giovanni notaio, datata giugno 1086, in cui si legge che Tassone, figlio del fu Donadeo, dona al cenobio di Farfa, mentre ne era abate Berardo, ciò che possedeva nel territorio reatino, e cioè "due porzioni del castello di Torricella". Dopodichè non si trovano notizie sino alla fine del Trecento.

  Si riparla di Torricella in un documento in un documento datato 13 Aprile 1388, esistente nell'archivio Sforza Cesarini, dal quale si apprende che all'epoca ne erano proprietari i Brancaleoni, nobili originari di Ferentino, i quali probabilmente l'avevano ricevuto in feudo molto tempo prima, unitamente ai castelli sabini di Frasso, Ginestra e Stipes. Torricella passò poi ad un'altra nobile famiglia, quella dei Cesarini, quando nel 1444 i fratelli Francesco e Paolo Brancaleoni donarono insieme ad altri beni che possedevano in Sabina - una parte del castello alla sorella Simodea, detta anche Semidea, andata sposa nel 1441 ad Orso Cesarini. Fu eretto allora, a fianco della primitiva torre, il palazzo ancor oggi esistente.
  Vi sono alcune pergamene ed istrumenti da cui risulta la donazione di una parte del castello di Torricella e di alcuni beni in Oliveto fatta nel 1466 da Francesco Brancaleoni a Gabriele Cesarini, figlio di Orso e di Simodea.
  Il matrimonio di Livia Cesarini, figlia del duca Giuliano e di Margherita Savelli, con Federico Sforza, figlio del duca Paolo e di Olimpia Cesi, avvenuto il 27 Febbraio 1673, dette origine alla famiglia Sforza Cesarini che tenne il possesso di Torricella sino alla definitiva vendita del palazzo ducale e di altri beni nel 1828. Esiste tuttora il contratto di vendita del palazzo da parte del duca Salvatore Sforza Cesarini a favore di Giovanni Paolo Janni ed Emidio Ciccaglioni, vendita motivata dal pessimo stato in cui era ridotto l'immobile. Il malandato palazzo, compresi i pochi mobili rimasti, fu venduto "per 850 scudi, pagabili in un anno, a Roma, in tanta buona moneta d'oro e d'argento esclusa la data del 23 Dicembre 1828 e le firme di Nicola Ratti, procuratore e agente generale di casa Sforza Cesarini, dei due compratori, e di due testimoni, Gaetano Palma e Giovanni Giuliani. In un altro documento si parla della vendita di due terreni, l'uno in vocabolo Largo del Termine (confinante con la strada per Rocca Sinibalda) e l'altro "macchioso con alberi di cerro" in vocabolo Mojola, entrambi acquistati da Michele Colangeli. I duchi rimasero ancora proprietari di un immenso bosco di querce e di cerri situato a nord del paese, già dato in enfiteusi a varie persone, alcune delle quali successivamente ottennero, pagando, di disboscarlo per ridurlo a coltura. Nacquero così i fertili terreni che si possono ammirare nella zona.

  Anche della storia del Comune non si sa molto. "Il più antico registro di deliberazioni salvatosi dalla dispersione cui andarono soggetti molti documenti, s'inizia con un atto d'ordinaria amministrazione dell'11 Marzo 1630, essendo Cancellarius di Torricella Statius Statutus..."
  La perdita di documenti relativi alla storia di questo paese viene sottolineata ancora una volta in questa lettera che l'abate Ferdinando Cavanna, deputato della S.Congregazione del buon Governo, scriveva nel Dicembre 1789 ai priori di Torricella: "Ha regnato da tempo immemorabile nella Terra della Torricella un notabile disordine di non avere quella comunità alcun luogo fisso per uso della pubblica segreteria e di ritenersi presso il segretario pro tempore tutti i libri e scritture appartenenti alla comunità, ed altresì una piccola casettina per custodirvi il pubblico sigillo. Da ciò ne è derivata la dispersione totale delle pubbliche scritture passate da un segretario all'altro senza inventario, senza alcuna formale consegna, che pure avrebbe moltissimo contribuito alla conservazione delle medesime".
  Verso la fine del secolo scorso furono aggregate a Torricella le sue due attuali frazioni di Ornaro e Oliveto, graziosi e tranquilli paesini lontani dagli odiernirumori e perciò assai frequentati nel periodo estivo.
  Passata allo Stato Italiano a seguito delle annessioni del 1860, Torricella fu aggregata alla provincia di Perugia, poi a quella di Roma.

  Per quanto riguarda la storia di Torricella è importante ricordare che il paese visse un paio di giornate memorabili dal 21 al 23 Ottobre 1867 quando vi sostò una colonna di circa trecento volontari garibaldini provenienti da Rieti e diretti a Roma, nel corso di quella infelice impresa denominata "campagna dell'agro romano" che si concluse con la drammatica giornata di Mentana. Così ne riferisce, con semplicità e vivezza, il Barrilli, uno dei volontari, ponendo in risalto le dimostrazioni di generosa ospitalità offerte dalla popolazione: "Sono ottima gente, cortesi senza fronzoli e ospitali con tanto di cuore, come i loro antichissimi padri. Ricorderò sempre con gratitudine il sindaco e il segretario comunale, che erano due fratelli, Enrico e Domenico Pitorri... I nostri ospiti (poichè in casa loro ebbi la più lieta accoglienza) non potevano capacitarsi del come noi si sperasse di far poera gagliarda senza l'aiuto del governo...". Poi con scrupolosa fedeltà di cronista, così prosegue: " I buoni abitanti di Torricella, mossi a pietà del nostro stato... ci offrivano quattordici fucili, cinque dei quali erano stasti caricati due o tre anni innanzi... Comunque fosse, accettammo il presente che in quelle circostanze ci parve la man di Dio...". Dopo aver ricordato che la mattina del 23 Garibaldi transitava velocemente in carrozza per Torricella diretto a Scandriglia e quindi a Passo Corese per passare il confine, lo scrittore conclude dicendo: "Salutati affettuosamente i nostri ospiti cortesi, lasciammo il paese alle due pomeridiane dello stesso giorno accompagnati da un'acquerugiola fine e continua... cantando il "Fratelli d'Italia" al buon popolo di Torricella che ci saluta dai margini della strada maestra, dalle finestre dei casolari, dalle prode dei campi.

  Negli anni dell seconda guerra mondiale Torricella subì notevoli danni: alcune vecchie case andate distrutte furono poi sollecitamente ricostruite. Numerose nuove costruzioni sorsero all'epoca del boom edilizio e successivamente, talchè il paese si è molto esteso fino a raggingere la via Salaria: i prati, gli orti, i campi che un tempo lo cingevano da presso accolgono oggi graziose e moderne villette di fiori e di verde.
  Per la sua posizione facilmente raggiungibile percorrendo la via Salaria, per la sua distanza di appena 18 chilometri da Rieti e poco più di 60 da Roma, per l'ottimo clima e per la serena quiete che vi regna, Torricella è una allettante località per un riposante soggiorno estivo, un tranquillo ed interessante paesotto da scoprire.

Giuseppe Tantieri

 
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